Banana Yoshimoto incipit famosi e biografia.

Banana Yoshimoto è lo pseudonimo di Mahoko Yoshimoto nata a Tokyo il 24 luglio 1964 ed è una scrittrice giapponese.

Banana comincia a scrivere mentre sta lavorando ancora come cameriera in un golf-club. Fra gli autori che l’hanno maggiormente influenzaa maggiormente ci sono Stephen King, Truman Capote e Isaac Bashevis Singer.

Yoshimoto BananaL’infanzia di Mahoko è caratterizzata da una libertà molto superiore a quella delle sue coetanee dovuta principalmente alle idee politiche del padre, Takaaki Yoshimoto famoso critico letterario e poeta di formazione marxista, tanto che non ancora laureata convive con il fidanzato.

Già con il suo romanzo d’esordio, “Kitchen”, le viene assegnato il premio Kaien per gli scrittori esordienti. All’apparente semplicità, dello stile Banana Yoshimoto, contrappone una forte carica polemica politica e sociale affrontando temi spesso scabrosi trattati però con molta disinvoltura.

Fra i suoi libri ricordiamo: L’abito di piume, Arcobaleno, Il corpo sa tutto (raccolta di racconti) e La piccola ombra.

Incipit famosi di Banana Yoshimoto.

La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive. Banana Yoshimoto

 

“Al Tour della laguna si può nuotare insieme a tartarughe marine, razze e squali in cattività all’interno di una riserva  naturale marina.” Vi avevano preso parte molti turisti provenienti da tutti gli alberghi di Bora Bora; io, però, ero l’unica a parteciparvi da sola. Per quanto mi guardassi intorno, gli altri erano tutti francesi o italiani riuniti in piccole comitive formate nei rispettivi hotel. Di giapponesi non ce n’era nemmeno uno.  Non che la cosa mi preoccupasse più di tanto, tuttavia – piccola di statura come sono – stare in coda in mezzo a quella confusione mi faceva sentire un po’ fuori luogo. Dopo essere stati divisi nei vari gruppi, finalmente venne il mio turno. Insieme a me c’era una famiglia di francesi.

La moglie era incinta, per cui decisero di entrare in acqua soltanto il marito e il figlio di circa dieci anni.  Le dissero in coro qualcosa come “torniamo subito!” oppure “aspettaci, eh!” e scesero verso la spiaggia.

Ah, beati loro! Come li invidio, pensai.

Dopodiché la signora aprì un ombrellino da sole e, sotto i raggi trasparenti, piano piano si sedette a terra facendo attenzione al pancione.

A quella vista riaffiorò il nitido ricordo di quando da piccola correvo lontano dalla mamma, sapendo che qualsiasi cosa mi fosse successa lei sarebbe stata pronta a soccorrermi.

Rivissi con intensità quella sensazione del tutto particolare, immaginando che sotto il suo parasole si nascondesse un viso sorridente. Quella sensazione divertente, intensa come miele scuro, conosciuta spesso da bambina quando giocavo tranquilla con una concentrazione quasi eccessiva, me la ritrovai in tutto il corpo fino a provare un leggero senso di oppressione.

Sono davvero molto lontana…