Catena Fiorello Dacci oggi il nostro pane quotidiano.

atena Fiorello Dacci Oggi Il Nostro Pane Quotidiano

È anche un diario, racconta nell’intervista Catena Fiorello (parlando del suo ultimo libro Dacci oggi il nostro pane quotidiano, edito Rizzoli), però ci tengo a precisare che questo potrebbe essere il racconto di una qualunque famiglia. Io racconto questa famiglia perché è in questa famiglia che ho vissuto.

Il libro di Catena Fiorello è la storia della tenacia di una famiglia il cui unico obiettivo possibile era riuscire a campare. Una storia di sopravvivenza dunque in un momento difficile per l’Italia e per molti italiani di allora che potrebbe forse essere d’ispirazione anche oggi, ma che vorrebbe più che altro portare conforto a chi sta attraversando ora difficoltà simili.

Nelle pagine di Dacci oggi il nostro pane quotidiano edito Rizzoli ( presentato come ospite del Giardino delle IDEE) troviamo anche altro come la nostalgia per un periodo felice e le atmosfere serene di quei tempi che molti lettori hanno trovato modo di rivivere.

L’aspetto del suo libro che Catena Fiorello tiene a sottolineare nell’intervista , seguendo e apprezzando il messaggio di Papa Francesco, è che la dignità non passa attraverso il denaro, ma attraverso il “pezzo di pane” del libro.

L’idea del libro, a Catena, è venuta da una tragica notizia appresa al telegiornale: il suicidio di un uomo rimasto senza lavoro. Allo sgomento per un atto che sembrava assurdo e che portava a dire “Perché? Non poteva trovare un altro lavoro?”  alla consapevolezza di una crisi che questa opportunità non la concede più. Da questa notizia Catena Fiorello si è posta una serie di domande che l’hanno portata a ricordare i momenti più felici della sua vita e a considerare quanto questi non coincidessero con un benessere economico.

“Non avevamo niente, ma non ci mancava nulla” racconta Catena Fiorello “ ho aggiunto nel libro il famoso menù grilli, per dare corpo a questi concetti e per far vedere che mia madre con 5000 lire, ed erano poche, era capace di inventare qualcosa con due melanzane e poco altro”.

La povertà di oggi crea rabbia perché è stato assimilato il concetto che bisogna avere per essere felici. Noi non eravamo arrivati a questo tipo d’intossicazione e quindi ci siamo salvati perché per noi non avere era una regola.

 

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