Cosa succede dopo la strage di Orlando

Strage a Orlando

Dopo la strage al Pulse di Orlando, per capire cosa accadrà ( articolo di S.Trevigiani).

Ogni giorno all’FBI, in molti uffici sparsi in tutto il paese gli agenti cercano di capire attraverso dei documenti se alcuni cittadini americani sono dei terroristi islamici. Leggono e rileggono i rapporti degli informatori e a volte decidono di chiudere il caso. Si trattano di decisioni importanti prese spesso in poco tempo con fino a 10.000 indagini aperte contemporaneamente.

Su Omar Mateen, il killer della strage di Orlando, avevano chiuso l’indagine dopo aver seguito una lista di controlli standard ed ora non sono poche le polemiche.

L’FBI ora analizza il computer di Mateen, cercando di capire quanto la moglie sapesse prima dell’attacco. Il Procuratore Loretta Lynch ha promesso un’indagine approfondita che per gli americani comprende anche un’altra questione da loro ritenuta importante: “se c’è una lezione che possiamo imparare per evitare altre tragedie.”

Nella mentalità americana, per reagire a queste situazioni è nato un atteggiamento di risposta. La risposta è un riflesso dell’aumentata vigilanza americana che ha proiettato la società nell’era di “vedi qualcosa, dici qualcosa”. Così decine di migliaia di suggerimenti antiterrorismo arrivano all’F.B.I. ogni anno. Alcuni possono essere legittimi e da controllare, altri provengono magari da ex coniugi vendicativi o persone paranoiche che sospettano tutti gli arabo-americani di essere estremisti islamici.

Il risultato è che migliaia di indagini vengono aperte e chiuse. In questo momento, le forze dell’ordine dicono che l’F.B.I. sta indagando 1.000 potenziali “estremisti violenti fatti in casa”, la maggioranza dei quali sono molto probabilmente legati o ispirati da parte dello Stato Islamico. Il Cinquanta per cento sono considerati di massima priorità.

C’è una cosa che in queste indagini deve essere considerata: negli Stati Uniti, gli americani godono delle protezioni del primo e il secondo emendamento e criticare, o anche odiare, il governo americano non è un crimine.

Alcuni protagonisti sono emersi immediatamente dopo la strage di Orlando in cui hanno perso la vita molti appartenenti alla comunità gay.

Alcuni urlando le proprie idee e altri hanno “sussurrato” le loro inquietanti posizioni.

Donald Trump che probabilmente vorrebbe un Paese in cui ogni americano giri con la sua bella colt nel cinturone in stile far west, ma non solo. Non Ha perso tempo per rilanciarsi come salvatore della patria e uomo senza paura. Approfittando della strage ha commentato: “Se un solo uomo ha potuto fare il massacro di Orlando, potete immaginare cosa faranno in grandi gruppi, quelli cui stiamo permettendo ora di venire qui?”. Poche considerazione ha, invece, espresso sulla vendita delle armi e sul fatto che il killer avesse armi automatiche.

L’FBI che lascia trasparire la sua frustrazione lamentando che una volta chiusa un’indagine la persona debba essere “rimossa dalla lista” dicendo: “Noi non possiamo tenere le persone sotto inchiesta a tempo indeterminato”.

Il Congresso che, probabilmente “incoraggiato” dalla National Rifle Association, la potente lobby delle armi, ha negato la possibilità di bloccare l’acquisto di armi anche a chi è sotto controllo per terrorismo, e questo nonostante una precisa richiesta dell’F.B.I.

In tutto questo passano in secondo piano i parenti e le vittime della strage al Pulse, noto night club gay, probabilmente, invece, verrà approfondita l’ostilità dell’Islam verso l’omosessualità anche se non si vedono tracce di prese di posizioni simili a quelle sull’attentato a Charlie Hebdo.

Qualche americano ha commentato che scriverà ai propri senatori di “tenere lontano i fucili d’assalto dalle armerie” dicendo che senza quell’arma ”le vittime sarebbero state 5 e non 50”. Nessuno, pare proprio nessuno, ha posto dubbi sulla redditizia vendita di armi all’estero e sul suolo americano.