Enzo Ghinazzi e la sua “Confessione”.

Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, durante la presentazione del suo primo romanzo, “La confessione” parla anche delle sue esperienze nel mondo del gioco d’azzardo e nella musica. I parallelismi con la vita dell’autore sono evidenti nel libro “La confessione” che è incentrato su un omicidio durante il Festival della Canzone di Sanremo.

È lo stesso Ghinazzi a metterlo in evidenza: Gli spunti che mi dava la mia vita erano più interessanti di tutto ciò che avrei potuto inventare. Il suo lavoro sul romanzo è cominciato circa tre anni fa ma solo negli ultimi mesi ha avuto l’accelerazione che l’ha portato a compimento. Parlando dei collegamenti tra il personaggio del libro e la sua vita privata accenna anche alla sua situazione familiare. Molte volte mi hanno chiesto di scrivere un libro, anche con incentivi economici abbastanza interessanti, che parlasse di come si fa a vivere con due donne. Ho preferito non scriverlo mai perché non avevo niente da dire, non c’era niente da dire, non ci sono delle istruzioni per l’uso. In questo romanzo, però, ho voluto che il personaggio in questo senso mi somigliasse. Fosse uno diviso tra due donne, perché volevo in qualche modo raccontare anche le sofferenze, le difficoltà che ci sono nell’aver fatto una scelta di quel genere.Il fatto che poi il personaggio sia anch’esso un giocatore d’azzardo e il rapporto che poi ha con la religione, sono anch’essi punti in comune con la vita dello stesso Ghinazzi.

Abbiamo detto che c’è molto delle sue esperienze personali, ci sono anche negli altri personaggi delle caratterizzazioni prese da persone reali? … l’amministratore delegato della Rai, che è una figura che istituzionalmente non esiste perché la Rai ha un direttore generale e un presidente, ecco lì Rosario è un po’ la somma delle nefandezze che io ho conosciuto negli ultimi quarant’anni frequentando quest’ambiente. Non ce n’è proprio uno così, sarebbe terribile.

Interessante e molto lucida è la considerazione che Enzo Ghinazzi fa delle proprie esperienze. Se tornasse indietro, lo rifarebbe? Oggi ci sono delle conseguenze, se dovessi partire da questo, direi “sì, non mi pento”. Perché oggi sono qui in salute, a parlare di un libro a sperimentare. Sono qua a mettermi in gioco con curiosità su cose che ogni volta mi entusiasmano. In questo senso non mi pento e rifarei tutto. Ma è stato così faticoso che ti dico che quando sei nella passione del gioco tu non perdi solo il denaro, perdi te stesso, perdi gli affetti e tutto ciò che di creativo e buono c’è in te. Di questo sono pentito, anche se non so cosa sarebbe accaduto se non avessi passato questo tipo di esperienza, forse non avrei scritto neppure questo libro, però non lo rifarei perché è stata dura e sono stato molto fortunato a uscirne.