Fabio Geda – L’estate alla fine del secolo

Nell’intervista Fabio Geda ci parla del suo ultimo libro, L’estate alla fine del secolo. Nell’articolo si parla anche della genesi dei personaggi.

Il libro, però, comincia con un’interruzione? Il libro comincia in media-stress come buona parte dei libri che ho scritto. Mi piace che il lettore entri immediatamente nella storia, ma soprattutto, come hai detto tu, in particolare c’è un rapporto che si sta modificando. Questa vibrazione di fondo parte nella prima riga e il lettore è chiamato a seguirla.

C’è un fumetto alla fine del libro Shukran (in Arabo vuol dire grazie). Lo “stile” Bonelli è indicativo di una futura pubblicazione? Guarda non lo so, mi piacerebbe tantissimo, anche perché il disegnatore che ha fatto quelle tavole è Andrea Riccadonna, mio caro amico e, secondo me, un bravissimo disegnatore. Lui usa quello stile: la linea chiara un po’ alla “Bonelli” e un po’ a “fumetto supereroico americano”. In realtà sono delle tavole che ho voluto aggiungere proprio come gioco. Il fumetto è già stato presente nei miei libri, nel primo romanzo c’era Tex Willer, qua si ritorna a parlare di fumetto. È una mia grande passione. Quando posso in qualche modo contaminare la letteratura con altri mezzi di narrazione, lo faccio. È una cosa che mi diverte molto fare.

Nei suoi libri si viaggia molto sia nello spazio sia nel tempo … È vero. È vero, forse perché in qualche modo staccarmi dai luoghi che conosco davvero bene, mi costringe a non adagiarmi, ma a ricercare. In realtà io uso sempre dei posti che conosco “abbastanza”. Li conosco quel tanto da potermi muovere con la fantasia, ma non così bene da non guardarli più, come succede quando conosci bene un posto; per cui non vedi più le cose e non sai più stupirti per quello che c’è attorno.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione? Senza dubbio la mia vita. Credo che la letteratura debba nascere in un punto in cui s’incontrano: la propria immaginazione, la letteratura che si ama, quindi l’altra letteratura, e la propria vita. Ogni scrittore poi fa il fuoco con la legna che ha. Io, quindi, prendo tutte le mie esperienze, prendo le storie che sento, le storie che incontro; le mescolo alle persone che m’immagino, che m’invento, ai personaggi o ai temi che incontro in altri libri. Metto tutto insieme e “scekero”. Alla fine ciò che esce è mio.

 L’estate alla fine del secolo nasce anche da un incontro di Fabio Geda con un uomo in molto simile al nonno del libro. Geda lo descrive così. Io avevo in mente questa storia con questi due personaggi, però ancora come delle ombre. Inizia un po’ così nella mente di uno scrittore. Inizia con questi personaggi che si muovono e che sono un po’ dei chiari scuri. Alle volte sono bidimensionali, non sono ancora così rotondi come saranno quando poi li metterai in scena sulla pagina. Io, però, cominciavo a pensare che questi due personaggi e questa storia fossero, in qualche modo, quello che ero chiamato a raccontare. Un giorno, a Torino, vado a presentare un fumetto che parla di Shoah. Tra il pubblico c’è un signore con il quale alla fine mi metto a chiacchierare. Andiamo a prendere un caffè insieme. Lui si presenta. Dice che si chiama Franco e di essere ebreo. Dice di essere nato nel ’37. Mi racconta della sua vita, dei suoi primi sette anni di vita passati con la famiglia scappando dal nazi-fascismo. Mi racconta ciò che gli capita successivamente: cose incredibili come spesso, purtroppo, succedono a queste persone. Io in quel momento scopro di avere di fronte a me esattamente il mio personaggio. Mentre lui parlava, quell’ombra che era Simone Coifmann e che nella mia testa era ancora bidimensionale si trasformava, assorbendo la storia di Franco. A quel punto ho chiesto a Franco – Senti se io venissi da te, qualche volta, di pomeriggio. Vengo a prendere il tea, a casa tua. Tu mi racconti tutta la tua vita, poi posso farne quello che voglio? Posso usarla per costruire il mio personaggio?- lui ha accettato con gioia. In realtà quel “venire qualche volta” si è trasformato in cinque mesi di frequentazioni settimanali. Per cui io tutte le settimane andavo il pomeriggio a casa sua e si chiacchierava due o tre ore. Mi ha raccontato tutta la sua vita, con estrema gioia da parte sua, nel senso che aveva una grande voglia di condividerla. Io l’ho presa un po’ a pezzi perché il lavoro è stato diverso da quello di  Enaiatollah. Lì è esattamente la vita sua (Nel mare ci sono i coccodrilli) qua è un mio personaggio che però ha assorbito la vita di Franco.

Ipse dixit: frasi e aforismi.

Le cose più importanti sono le più difficili da condividere. E sembra un controsenso, me ne rendo conto, ma è ancora più difficile con le persone cui vuoi bene. Questo perché le parole le svuotano. Le parole rimpiccioliscono cose che in testa sono sconfinate, le riducono a una manciata di sabbia quando ne parliamo. Dal libro L’estate alla fine del secolo.

… lo stupore di un rito di passaggio imprevisto – il battesimo della parola, quando tra padre e figlio il vocabolario si modifica- …  dal Libro L’estate alla fine del secolo.

Biografia

Fabio Geda vive a Torino dove collabora con La Stampa e altri quotidiani e settimanali. Il romanzo d’esordio è: “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” tradotto in Francia, in Romania e in Germania. Nel 2008 è uscito il secondo romanzo: “L’esatta sequenza dei gesti” che vince il Premio dei Lettori di Lucca. Nel 2010 pubblica il libro “Nel mare ci sono i coccodrilli“, che racconta la storia autentica di Enaiatollah Akbari, un giovane fuggito ancora bambino dall’Afghanistan. Il libro è stato tradotto in oltre trenta paesi. Nel 2011 pubblica un nuovo romanzo “L’estate alla fine del secolo” in cui narra dell’incontro e della scoperta reciproca tra un nonno e suo nipote.

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