Fulvio Ervas, il viaggio e la libertà.

Sabato 12 gennaio, come primo ospite del Giardino delle Idee 2013 al Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo, Fulvio Ervas, presentando il suo ultimo libro “Se ti abbraccio non aver paura”, ha raccontato quella che per lui è stata un’esperienza totalmente nuova.

“Se ti abbraccio non aver paura” è un diario di viaggio in cui i protagonisti sono Franco e il figlio autistico Andrea, ma non è solo questo. È il racconto di un padre che sfida il mondo, i consigli medici e le sue stesse paure, ma è anche la storia commovente di una grande intimità e intesa tra un genitore e un figlio che sembra vivere in un’altra dimensione; un libro sulla cui stesura lo stesso Ervas ammette di aver lavorato con rispetto e passione e spesso con molta emotività.

Fulvio Ervas è un autore di gialli e quando Franco Antonello si mise in contatto con lui, tramite un comune amico, per scrivere professionalmente la storia del suo viaggio, si era preparato una serie di scuse per declinare la richiesta. Le scuse scomparvero quando Andrea gli comparve davanti facendogli capire, con la sua gestualità commovente, che non si trattava solo del viaggio di due semplici turisti.

“Franco è un grande narratore. Ci siamo incontrati per undici mesi, regolarmente tutti i venerdì dalle 8.30 alle 13.30, il nord-est è fatto cosi” dice, con un sorriso, nell’intervista Ervas” io in diretta ho raccolto la sua narrazione, poi bisognava mettere in ordine … fare il lavoro dello scrittore”. Così Ervas ci racconta dei suoi incontri con Franco non nascondendo l’ammirazione per quel padre capace di affrontare la malattia del figlio con ironia e con la consapevolezza che è solo una parte del carattere e del figlio.

Questa è la storia che racconta di un ragazzo autistico, non è un libro sull’autismo, uno su quattrocentomila, cioè un caso e non ha la pretesa né di essere un saggio né di dimostrare come ci si deve comportare. È un padre che fa una cosa, la racconta a uno scrittore che riconosce nella storia una cosa degna di essere raccontata e che prova a farlo. Io a scuola ho avuto ragazzi come Andrea, ma con comportamenti diversi com’è ovvio che sia. Andrea è un ragazzo che a modo suo entra in relazione con le persone. A volte ti tocca, a volte abbraccia anche forte, è quindi comprensibile che qualcuno si spaventi. Per questo i genitori avevano l’abitudine di mettere le magliette che segnalassero quest’atteggiamento, molti genitori con figli autistici lo fanno. Aveva a volte anche il numero di telefono sulla maglietta. Ci pareva che comunque questa frase raccontasse a tutti qualcosa che va al di là di Andrea. Il fatto che quando trovi qualcuno che comunica in modo diverso da te, magari non è una minaccia , magari è solo un abbraccio.”

Il senso della scritta sulla maglietta e del titolo del libro “Se ti abbraccio non aver paura” è proprio un invito a superare le comprensibili paure di fronte a un modo di vivere e comunicare diverso dal nostro. Le paure a volte sono utili, ma altre diventano uno scudo, un muro e un ostacolo verso la comprensione.

La biografia di Fulvio Ervas ci racconta che è nato a Musile, in riva al Piave, il 23 luglio 1955 e che dopo il liceo, con l’idea di costruirsi una cultura scientifica, si è laureato in scienze agrarie. Fulvio Ervas è diventato poi un autore di gialli affermato e apprezzato dalla critica. I suoi libri sono: “Follia docente” un omicidio in una scuola in delirio, “Commesse di Treviso” la prima avventura del suo ispettore Stucky; cui seguono le altre avventure dello stesso ispettore “Pinguini Arrosto”, “Buffalo Bill a Venezia”, “Finché c’è prosecco c’è speranza” e “L’amore è idrosolubile”. Fulvio Ervas ha pubblicato inoltre con la sorella Luisa “La Lotteria” con cui hanno vinto il Premio Calvino 2001 e “Succulente”. Dalla sua biografia si capisce quanto, per un libro come “Se ti abbraccio non aver paura“,  Fulvio Ervas abbia dovuto modificare del suo modo di scrivere.

“In questi anni di genitori con figli con diversi tipi di difficoltà ne ho visti tanti come insegnante. Ognuno reagisce in modo diverso. C’è chi si dispera e sente di aver avuto un’ingiustizia incolmabile e, comprensibilmente, prova la sensazione di essere dentro un incolmabile buco nero; e c’è chi vive la situazione con distacco affidando il figlio alle istituzioni. Ci sono altri, come Franco, che se la giocano, coscienti che è una cosa tremenda da affrontare, ma anche così si possono fare delle cose. Quando si finisce in una situazione così complessa, la reazione dipende dalla tua storia personale, dalla tua energia e dalla tua formazione religiosa o dalla tua non formazione religiosa. Franco è un uomo pieno di energia, ha un figlio “fisico” che necessità di una grande energia fisica per gestirlo, ma è anche uno che crede che provare è meglio che restare fermi.”

“Quando gli ho chiesto perché avesse fatto quel viaggio mi rispose: per due cose semplicissime chi vuoi che in giro per il mondo abbia tempo da perdere per far del male a un ragazzo autistico e a suo padre e poi cosa vuoi che peggio ci possa accadere? Cosa c’è di più complicato dell’autismo? Comunque vuoi che più mondo gli faccia più male che essere rinchiuso in una stanza? È andato via così senza grandi filosofie è semplicemente un uomo che fa. Alle volte si fanno le cose perché si sanno fare , noi non siamo abituati a gioire perché un altro ha fatto una cosa fatta bene , siamo più pronti a criticare chi fa qualcosa di diverso. Alle volte si fanno le cose bene perché ne siamo capaci e una persona onesta dovrebbe riconoscere all’altro che è stato bravo. “

Franco ha intrapreso un viaggio rischioso, ma per Andrea anche percorrere le poche centinaia di metri che lo separano dalla scuola sono rischiose. Lo mandano a scuola da solo per quel sorriso di felicità che mostra quando può farlo e in cambio passano minuti a chiedersi se si fermerà al semaforo o se attraverserà senza pensare. Essere liberi è, anche per un ragazzo autistico, provare a fare delle cose. “La libertà ha un costo” che a volte significa prendere le proprie decisioni sfidando la paura.

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