Il Dalai Lama e il terremoto in Emilia

Il Dalai Lama in visita a Mirandola

Il 20 maggio 2012 alle ore 04:03:52, con epicentro in Finale Emilia, una scossa di magnitudo 5,9 scuote l’Emilia. Il 29 maggio alle 09:00, una nuova scossa di magnitudo 5,8, è avvertita in tutto il Nord Italia; l’epicentro, questa volta, è situato nella zona compresa fra Mirandola, Medolla e San Felice sul Panaro. Questi due eventi sismici causeranno un totale di 27 morti e ingenti danni alle fabbriche ( dove si avranno il maggior numero di vittime) e alle abitazioni.

Il 26 giugno 2012 il Dalai Lama Tenzin Gyatso si è recato a Mirandola, uno degli epicentri del terremoto emiliano. Nella sua breve visita ha saputo mandare messaggi di speranza spirituale e ha consegnato aiuti concreti alla popolazione (100.000 dollari).

“Dovete essere determinati, solo questo vi aiuterà a costruire una nuova casa e a tornare a guardare al futuro” è stato l’incoraggiamento dato alla popolazione colpita.

Il Dalai Lama durante la visita, trascurando ogni precauzione, ha camminato tra la folla. Abbiamo potuto vedere da vicino la serenità e la forza di un grande un uomo cui è stato assegnato giustamente il Premio Nobel per la pace.

Nonostante possa essere oggetto di violenza per ciò che rappresenta, diversamente da qualsiasi altra alta carica politica e religiosa recatasi in Emilia, ha camminato senza barriere tra le persone. Questo contatto così ravvicinato ha sicuramente creato un’atmosfera di gioiosa armonia e trasmesso fiducia anche in chi, purtroppo, stava vivendo le conseguenze di quel tragico evento.

 

Tra le parole pronunciate in passato dal Dalai Lama voglio mettere quelle tratte dal libro “ la Compassione e la Purezza”:

Nel buddhismo tutto è una questione di livelli, di angolazione. Ogni affermazione generale e definitiva ci sembra pericolosa, probabilmente falsa. Lei mi domanda: può il buddhismo, in questa fine del secolo, offrire un rifugio a tutti? Dipende dal vostro atteggiamento e dai vostri bisogni. In ogni caso bisogna distinguere: fare parte della struttura, o esserne al di fuori.

Fare parte della struttura, significa appartenere a una comunità buddhista?

Esattamente. Appartenere al Sangha, accettare uno studio e una disciplina particolari.

È possibile per tutti? E non soltanto in Asia?

Ma certo. A differenza dell’induismo, il buddhismo ha sempre avuto vocazione di universalità. Si è opposto agli dei protettori di un solo popolo, dei il cui potere si arresterebbe a certe frontiere. Il buddismo si rivolge a tutte le donne, a tutti gli uomini, a tutti gli esseri, ma attenzione: non allo stesso livello, non allo stesso modo. Coloro che desiderano aderire al Sangha devono agire con grande prudenza. Si tratta di una decisione molto importante che impegna una vita, e anche più vite. Non si rinuncia impunemente al proprio passato, alle proprie radici. Comunque noi non facciamo nulla per convertire. Non è il nostro fine.

E il secondo livello?

Il secondo livello è accessibile a tutti. Lezioni e insegnamenti di ogni sorta possono essere tratti dal buddhismo senza che questo richieda un’adesione completa. Si può imparare in effetti la tolleranza,  senza la quale nessuna vita è sopportabile, e anche il cammino della pace dello spirito, indispensabile per ogni azione giusta. Questa pace dello spirito è al centro delle nostre ricerche. Essa governa il nostro atteggiamento nei confronti del mondo di cui facciamo parte, nei confronti del nostro prossimo, e anche dei nostri nemici.

La Compassione e la Purezza  Dalai Lama, conversazioni con Jean-Claude Carrière Fabbri Editori  

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