Intervista a Valerio Santoro e Tante belle cose

Nasce a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nel 1972. Dal 1991 Valerio Santoro frequenta la facoltà d’architettura di Napoli Federico II e contemporaneamente l’Università popolare dello spettacolo diretta da Ernesto Calindri. Dopo la laurea in architettura nel 1996, sceglie di seguire la carriera d’attore interpretando ruoli del repertorio tradizionale e della commedia per finire ai classici. Dal 2006 al 2008, sotto la regia da Maurizio Panici è produttore e interprete accanto ad Arnoldo Foa ed Erica Blanc nella fortunata edizione di Sul lago dorato di E. Thompson. Il successo riscosso dalla commedia consolida un’attività produttiva già cominciata nel 2004. Nel 2002, diretto da Giorgio Albertazzi, è interprete nel Mercante di Venezia di Shakespeare. Nonostante l’intensa attività teatrale, è presente anche in televisione in fiction di successo, tra cui il remake televisivo di Incompreso e la prima stagione di Don Matteo. È a teatro nella commedia Tante belle cose di cui è produttore e in cui recita con Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato e Carlina Torta il cui autore è Edoardo Erba e il regista Alessandro D’Alatri.

Qual è il suo ruolo nella commedia Tante belle cose? Sono il ragioniere Calvi, uno dei condomini che complottano per cacciare Orsina l’accumulatrice del condominio. Sono, quindi, quanto di negativo c’è nei cosiddetti normali che in questo caso si accaniscono contro Orsina. Lei è apparentemente una diversa mentre è un personaggio pieno di umanità. Probabilmente se sfrondassimo le nostre personalità da queste sovrastrutture, vivremmo tutti in maniera più serena.

Può raccontarci un aneddoto della tournée? Quando abbiamo iniziato l’allestimento ad Ascoli. La prima volta che sono entrato in palcoscenico dall’ingresso artisti. La prima impressione che ho avuto guardando dietro le quinte è stata quella di una discarica. Per un attimo solo, ho detto “ma cosa è accaduto? Hanno scaricato tutta l’immondizia qui dentro?” Dopo trenta secondi ho realizzato che era parte integrante del materiale scenografico che doveva essere montato.

Com’è cominciata la sua carriera d’attore? È cominciata diciannove anni fa, ma da sempre, da quando ero bambino, avevo deciso di fare questo lavoro. La prima compagnia è stata con Luca de Filippo poi si sono susseguite fiction, poi con Albertazzi. Sono passato ad avere una compagnia mia, La Pirandelliana di cui sono anche il produttore. Ho prodotto e partecipato come attore a spettacoli con Arnoldo Foa, Paola Quattrini e l’anno scorso ho prodotto L’oro di Napoli con Imparato che è direttore artistico della compagnia.

Quali sono le differenze tra il recitare a teatro, nelle fiction e al cinema? Tecnicamente sono tre lavori diversi, sono tre tecniche diverse per affrontare il lavoro dell’ attore. A teatro quello che accade è in quel momento quindi se io attore non credo per primo in quel che sto facendo non vedo perché ci dovrebbe credere il pubblico. Al cinema, nel momento in cui non riesco a farlo accadere c’è un regista che dice “rifacciamolo … rifacciamolo …”. Non è detto che un attore bravo a teatro funzioni al cinema dove subentra il discorso dell’estetica e della faccia che funziona. Certamente l’emozione che vive l’attore e il pubblico a teatro non è paragonabile con quella del cinema.

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