Maria Amelia Monti – Tante belle cose

Maria Amelia Monti  è diplomata presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Sono molte le interpretazioni in televisione, infatti, dopo aver lavorato con Dino Risi nel film e la vita continua e con Antonio Ricci in drive in recita: in fiction come Amico Mio, in miniserie come Dio Vede e Provvede e in sit-com come Finalmente Soli.

Maria Amelia Monti a teatro è Orsina la protagonista della commedia Tante belle cose il cui autore è Edoardo Erba. Tante Belle Cose è una commedia che mette in scena che, con delicata ironia, alcuni comportamenti e debolezze della nostra società.

La protagonista è un “hoarder”, ma cos’è un “hoarder”? Hoader è una definizione che in America danno a che persone che non riescono a separarsi dagli oggetti. A livello esasperato alcuni non riescono neppure più a entrare nelle proprie case, perché hanno accumulato talmente tanti oggetti: davanti alla caldaia, davanti alla porta, sul divano. In America hanno specializzato degli psicologi che vanno nelle case degli hoarder e li convincono, prendendo un oggetto alla volta, a vuotare la casa per lo meno per aggiustare la caldaia ad esempio; ci sono addirittura dei reality. È una patologia che dipende da dei traumi, da dei problemi (come la anoressia o la bulimia) adesso sto semplificando; la commedia non è che tratta della malattia, ma Orsina è un hoarder, e ha una casa che non so se avete presente il Pistoletto  con quella montagna di vestiti? Orsina è sia schiava del consumismo perché continuamente sollecitata a comprare, (perché ci sono i saldi, ho visto un cappello all’usato …) ma allo stesso tempo è anche contro al consumismo perché lei non butta niente. Il consumismo ci insegna che appena si rompe, non so, un telefonino questo va buttato via, lei invece lo accumula( ha una ventina di televisori). Nella sua testa si fa un sacco di piani, è molto simpatica questa donna, però è una diversa e, in un condominio borghese, viene accusata ad esempio della puzza sulle scale e di degradare il condominio.

Cos’ha Amelia Monti in comune con Orsina, la protagonista della commedia Tante Belle Cose? Io non sono una che accumula, anzi mi fa confusione l’accumulo delle cose. Sono una che butta. Ho anche buttato dei regali dei miei bambini buttando delle carte, però sono legata a certi oggetti da cui non riesco a separarmi. Facendo un personaggio devi trovare dei punti in comune, ho degli oggetti che carico di significati e partendo da quello mi sono avvicinata a Orsina. Penso che tutti siamo un po’ hoarder in misure diverse. Orsina crede che gli oggetti abbiano un’anima. Anche adesso io ad esempio mi finisce il rimmel, va beh lo butto! No, gli faccio finire la tournèe …

Il personaggio, invece, di Distretto di polizia com’è nato? Sono stata molto contenta di farlo. Ero reduce da anni e anni di moglie di Gerry Scotti, peraltro in una trasmissione che ha funzionato tantissimo, la stanno replicando ancora, nell’immaginario collettivo ero la moglie di Scotti. In teatro puoi fare quello che vuoi, in televisione, bene o male, fai quello per cui ti chiamano e proposte di personaggi diversi dalla moglie di Gerry Scotti non mi capitavano.  Al personaggio di Distretto di polizia mi ci sono avvicinata per gradi. È un personaggio cresciuto gradualmente dalla prima puntata all’ultima. L’abbiamo trovato un po’ tutti, specialmente con Paolo Calabresi che faceva il mio vicino di scrivania. Tutti i giorni si cresceva un pochino e alla fine volevo molto bene a questo personaggio. 

Come nasce artisticamente Amelia Monti? Sono nata con delle bocciature agli esami di ammissione alle scuole di recitazione. Avevo anche problemi di dizione: avevo l’erre moscia. Me l’hanno fatta togliere con un anno dall’ortofonico. Ho sempre saputo fare poche cose, questo che può essere un difetto è anche una cosa che semplifica un po’ le scelte. Perché se io a diciotto anni avessi saputo l’inglese o altro, avrei avuto magari più difficoltà nelle scelte. Le uniche cose che sapevo fare erano: disegnare, oppure mi accorgevo che quando sapevo far ridere le persone ero a mio agio. Sono partita da quelle due cose lì e le ho seguite. Con il sostegno dei genitori? I miei genitori sono stati molto bravi. Io sono la figlia più piccola, molto distante dalle altre due sorelle, per cui mi hanno allevato con molta più libertà. I miei genitori mi hanno insegnato che poiché uno vive del proprio lavoro deve fare quello che gli piace, sennò la vita diventa un incubo; mi hanno anche insegnato che le bocciature sono ininfluenti: possono essere opportunità per migliorarsi.

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