Piero Luigi Vigna – In difesa della giustizia

Piero Luigi Vigna nel intervista parla del libro “In difesa della giustizia” scritto con Giorgio Sturlese Tosi (Rizzoli, 2011) e di Brigate Rosse, terrorismo, Toto Riina, Pacciani e altri fatti drammatici della cronaca italiana.

Quale terrorista, tra quelli da lei conosciuti, l’ha più impressionata per personalità? Tra quelli che ho direttamente conosciuto e indagato anche per la sua singolare personalità fu sicuramente Giovanni Senzani. A Senzani si arrivò seguendo le indagini sul “comitato rivoluzionario toscano” delle Brigate Rosse che fu scoperto nel 1978.  In Toscana le Brigate Rosse non avevano una colonna, come per esempio a Milano, Torino, Genova oppure a Roma. Avevano una struttura minore che però era ben capace di compiere atti efferati, come si trattò quando, per esempio, fu ucciso Lando Conti. Indagando su questo, m’incuriosì la figura di questo Senzani che abitava in via di Borgo Ognissanti a Firenze nello stesso stabile dove abitava un giovane appartenente a questo comitato rivoluzionario. M’incuriosì perché era un professore, con esperienze anche all’estero, che aveva dal Ministero di Grazia e Giustizia il permesso di accedere ai carceri. Iniziai a fare una perquisizione insieme al mio collega Chelazzi. Perquisizione assolutamente negativa, tanto che alla fine il professor Senzani ci offrì un bicchiere di whisky. Quello che mi colpì fu che non trovammo nessuna agenda. Gli chiesi se avesse agende. Disse di no. Uscendo vidi un soprabito, ci misi una mano dentro, trovai un’agendina. Arresto azzardato per falsa testimonianza, quindi scarcerato dal giudice istruttore  e latitanza. Dopo qualche mese a Roma il mio collega Sica, che indagava allora sul sequestro di un magistrato: D’Urso, mi disse” vedi se mi dai un aiuto”. Nel ascoltare un nastro mi chiese “questa voce secondo te di chi può essere?”. Io dissi “questa è di Senzani”. L’avevo interrogato a lungo. Una personalità cattiva, ecco questa singolarità. Senzani è colui che ammazza il fratello di Patrizio Peci: Roberto Peci. Registra la voce di questo e la figlia scrive appunto di aver sentito (lei non era ancora nata) la voce del padre in questa registrazione. È quello che poi farà il partito guerriglia a Napoli, dove ci sarà l’uccisione di un poliziotto, ci sarà il sequestro Cirillo. Ammazzare una persona, che non faceva poi politica, ma solamente perché fratello di un collaboratore di giustizia è veramente … non voglio usare aggettivi.

Lei ha interrogato Toto Riina, in cosa, secondo lei si distingueva dagli altri capi mafia? La violenza. Gli occhi violenti. Se lei lo vede, pacioccone, di corporatura abbastanza grossa, ma se lei vede gli occhi.  Gli occhi, dice un detto, sono lo specchio dell’anima, e allora quegli occhi sono feroci.

 

Vuole raccontarci un caso degli inizi della sua carriera? Il più buffo? Il più buffo è questo. Io ho fatto quasi sempre il penale per quaranta rei anni, tranne per un anno e mezzo in cui fui mandato alla pretura civile di Milano. La prima causa che mi capitò da pretore rimase famosa a Milano sotto la denominazione: “Il processo dell’impermeabile” . – Piero Luigi Vigna racconta dopo un accenno di sorriso. – C’è l’attore il quale dice “ Io avevo comperato un impermeabile, è nuovo. L’ho dato a lavare a questa lavanderia, me l’ha reso sciupato. Voglio ventimila lire!”. Per dimostrare che era nuovo, dice: “ L’ho portato un giorno solo, a Napoli, c’era il sole. Chiedo che venga sentito come testimone il direttore dell’ osservatorio Vesuviano di Napoli, per dire che quel giorno c’era il sole!”. Io dissi: ” Queste cause non le fo”. Tirai fuori ventimila lire e dissi: ” Ecco, risarcisco io!”. Gli avvocati cominciarono a parlare. Dissi che pagavo anche le spese legali: “Fatemi la notula”. In realtà, io cercavo di recuperare le mie ventimila lire. E quando mi chiesero: “ Ci possiamo ritirare per cercare di comporre la lite”. Dissi di sì. Ritirai le mie ventimila lire, tutto finì e la causa si estinse. Nel penale: ricordo che il primo giorno che ero d’urgenza alla procura di Firenze. Era Pasqua e naturalmente l’ultimo arrivato doveva coprire l’urgenza di Pasqua e di Natale. Per Pasqua uno ammazzò il padre adottivo durante il pranzo. Meno male c’erano anche i carabinieri che forse sapevano fare più di me. Questo ragazzo fu arrestato. Il caso era semplice. Si ritrovò anche la sgobbia, si chiama così, facevano i falegnami. Questo fu il primo caso che mi capitò, un omicidio pasquale!

Ci sono tra i suoi familiari precedenti in incarichi di giustizia? Nessuno in famiglia ha mai fatto il magistrato. Non mi sono preoccupato mai di vedere chi erano i miei avi. Io attribuisco la mia scelta a quella che Socrate chiama dáimōn che suggerisce  a uno quel che deve fare, io ci credo. Non ho mai ricercato le mie origini tranne una volta che venni invitato da un sindaco a parlare a Santa Severina vicino a Lamezia a parlare agli studenti. A Lamezia venne a prendermi il fratello del sindaco. La mattina mi porta in piazza a prendere il caffè. Vedo gente ed io (per presentarsi) “Vigna” e un altro “Vigna”, poi un altro “Vigna”. Escludo che mi prendessero in giro, la mia origine deve essere senz’altro calabrese. Piero Luigi Vigna finisce così con un sorriso e nella simpatia dei presenti la sua intervista.

Nel 1992, Piero Luigi Vigna, ha ricoperto la carica di procuratore distrettuale antimafia ed è stato Procuratore Nazionale Antimafia dal 1997 al 2005. La storia di Piero Luigi Vigna s’intreccia così con la Storia d’Italia. Ex magistrato ha alle spalle una carriera piena d’incarichi istituzionali di prestigio, ultimo dei quali appunto quello di Procuratore Nazionale Antimafia. Ha pubblicato per Rizzoli il saggio “In Difesa Della Giustizia”. Piero Luigi Vigna racconta la propria verità al giornalista Giorgio Sturlese Tosi e una parte significativa diventa il libro “In difesa della giustizia” edito da Rizzoli, 2011. In Difesa Della Giustizia è una carrellata della storia italiana in cui si passa attraverso: la stagione dei sequestri di persona, il terrorismo rosso e nero, le indagini sulle stragi di mafia – nel 1993 era procuratore a Firenze -, il mostro di Firenze e la scoperta della loggia massonica Propaganda 2 di Licio Gelli. Nel libro sono rievocati personaggi, avvenimenti, aneddoti e ricordi personali dell’ex magistrato.  Piero Luigi Vigna racconta quegli eventi di cui fu un protagonista e testimone eccellente. Il libro è un’autobiografia professionale e umana ed è allo stesso tempo un attento lavoro storiografico. Pierluigi Vigna prosegue, anche se in pensione, la sua attività di difensore della legalità, attraverso consulenze e partecipando a incontri con le scuole, insegnando soprattutto alle giovani generazioni il rispetto per lo Stato e per la legge.

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