Sahar Delijani e la rivoluzione iraniana

Sahar Delijani L'albero dai fiori viola

Sahar Delijani, ospite del Giardino delle Idee per presentare il suo libro L’albero dei fiori viola (edito Rizzoli), è nata nella prigione di Evin, a Teheran.

Nel 1996, all’età di dodici anni, è emigrata con i genitori in California. Nel 2002, Sahar Delijani fu accettata dall’Università di Berkeley, in California, dove si è laureata in Letteratura Comparata e nel 2006, si è trasferita con suo marito a Torino, dove vive tuttora. L’albero dei fiori viola è il suo primo romanzo.

La scrittrice iraniana mescola realtà e finzione in questo romanzo che prende spunto dalle vicissitudini della sua famiglia per disegnare il ritratto di un popolo affamato di libertà.

Qual è stata la strada che ha portato il tuo romanzo a questo successo di pubblico e di distribuzione, ho letto che sarà distribuito in 74 Paesi e in 27 lingue?

Tutto è successo abbastanza velocemente. Il mio agente letterario ha proposto il libro a diverse case letterarie. In due o tre settimane era già stato venduto in tutti questi paesi. In realtà non so come sia successo.

Un cenno all’attualità, costume e società più che politica o libri:

In Turchia le donne hanno ottenuto di poter indossare nuovamente il velo negli uffici pubblici e in molte scuole i presidi stanno permettendo alle insegnati di farlo. Su questo l’opposizione è stata molto dura, ma la maggioranza della popolazione sembra d’accordo, tu cosa ne pensi?

Secondo me non è una cosa così importante come tutto il mondo pensa. Penso che se una donna voglia mettere il velo possa poterlo mettere senza discussioni interminabili su questa scelta. Il problema esiste solo quando viene forzato a toglierlo o a metterlo. Quindi se in Turchia adesso possono metterlo, secondo me, è un passo avanti.

Sono discussioni pretestuose?

Sì, perché vogliono distrarci da questioni politiche che veramente contano.

Quello che conta per Sahar Delijani è l’Iran, il suo paese, le cui vicissitudini ha raccontato attraverso le storie delle famiglie di alcuni attivisti politici. L’albero dai fiori viola del libro, l’albero di jacaranda, è un paradigma di quello che è stata per Sahar Delijani la rivoluzione islamica. La scrittrice, nella presentazione organizzata dal Giardino delle Idee, infatti racconta:

Scrivendo il libro mi è tornata in mente la storia di mia nonna che voleva un albero di jacaranda, e non l’ha mai avuto perché a Teheran fa molto freddo. Per me era un po’ come la rivoluzione iraniana. Con cosi tanta speranza, così tanto desiderio e tante aspettative, ma come l’albero di mia nonna non ce l’ha fatta.

La pianta è morta come il cambiamento che doveva portare la libertà in Iran e che invece ha sostituito una dittatura con un’altra. Ma l’albero del libro avrà forse un destino diverso. È un simbolo, forse “un’utopia”, dice Sahar Delijani: la speranza di veder realizzato completamente il sogno di un Iran finalmente maturo e democratico non è morta con la delusione della rivoluzione perché nel suo paese c’è ancora una gioventù vivace e intelligente che non si è arresa.

 

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