Sveva Sagramola – Secondo natura

Sveva Sagramola, giornalista e conduttrice televisiva, ha scritto il libro Secondo natura. Impariamo a vivere bio. Nell’intervista l’autrice ne descrive la filosofia che lo permea.

Com’è nata l’idea di scrivere il libro “Secondo Natura”? Non è stata proprio un’idea. Le cose, nella vita, spesso vengono così: per caso. Ho avuto l’occasione perché la Mondadori me l’ha chiesto. In realtà l’idea di fondo è quella di mettere a disposizione degli altri tutto il mio patrimonio di conoscenze sulla natura e sul modo di vivere in modo un pochino più armonioso e naturale. Quando sono rimasta incinta di mia figlia, ho sentito, più che mai, il bisogno di vivere in modo naturale. Cercando delle soluzioni, mi sono accorta che in fondo, facendo Geo & Geo da quasi quindici anni, ho imparato tante piccole cose, semplici e anche banali a volte e ho cominciato a metterle in pratica. Nel mio modo di mangiare, nel mio modo di curare la bellezza e alla fine ho pensato che sarebbe stato bello poter dare queste conoscenze e racchiuderle tutte in un libro.

Molti vorrebbero trovare degli studi scientifici che avvalorino tesi favorevoli a procedure naturali sotto il profilo degli effetti di questi metodi naturali, come mai sembrano più frutto dell’esperienza che della ricerca? È solo per una questione economica che non si producono prodotti naturali ed economicamente vantaggiosi?  Il fatto è questo: bisogna intanto conoscerle alcune realtà per poterle praticare. È molto più comodo entrare in qualunque negozio e comprare shampoo, balsamo e creme. Per rivolgersi un po’ di più alla natura bisogna anche sapere in che direzione si vuole andare. Io credo che sia semplice. Nel senso che non si deve diventare estremisti. È vero che la maggior parte delle sostanze sintetiche che vengono dal petrolio le troviamo ovunque: le troviamo nella plastica, le troviamo nei cosmetici. È anche vero che non si può demonizzare tutto ciò che non è naturale. Semplicemente quello che dico è che tornare ogni tanto alle sostanze naturali fa bene. Fa bene alla salute, fa bene all’umore e fa bene all’animo e non è tanto difficile. È chiaro che ogni settore ha le sue cose specifiche.

È una questione di abitudini? È un problema di tempi stretti nella vita quotidiana? Esatto, è quello che ho scritto in vari capitoli. Per tornare a una dimensione più naturale si deve aver voglia di faticare un po’ di più; però questa “fatica” fa parte del gioco. È anche una maniera di riappropriarsi del tempo. Del tempo che noi abbiamo perduto in questa nostra società. In fondo è anche bello curare con amore e senza fretta le proprie cose, no?

Per Professione Natura e Geo&Geo sei stata in Africa. Di questo continente cosa ti ha colpito di più? Hai sofferto di mal d’Africa? Sì, l’Africa è un continente straordinario. Le prime volte che ci sono andata mi sono anch’io ammalata di mal d’Africa, di questa nostalgia veramente fisica, straziante per la sua natura, di questo senso di arcaico. Ho curato il mio mal d’Africa tornandoci spesso. Sono tornata a lavorare con gli africani per conoscerli a fondo e non fermarmi soltanto agli animali e alla natura, ma per cercare di capire le realtà sociali ed economiche del continente. Ho avuto la grande fortuna di viaggiare insieme ad AMREF (African Medical and Research Foundation) che ha anche un “ramo” italiano, e attraverso di loro ho avuto il privilegio di poter andare in Africa e incontrare africani che lavorano per la loro terra. Ho imparato molto viaggiando in questo modo: a non giudicare mai alla prima occhiata, a capire che le realtà sono molto più complesse di quelle che appaiono. Dell’Africa colpisce la vitalità dei suoi abitanti e questa capacità che hanno di andare avanti comunque e di fare fronte a delle immense tragedie, a delle condizioni di immensa povertà e di privazione con una luce, una luminosità negli occhi, e un grande coraggio civile. Ho imparato a conoscere gli africani e la parte straordinaria dell’Africa, quella che non emigra una volta che si è laureata, lasciando il suo paese, ma che resta per migliorare le cose.

Frasi e aforismi e considerazioni di Sveva Sagramola.

Ci sono tante persone che seguono i bisogni: di possedere, di avere qualche status symbol. Ho scoperto, nella vita, che avere meno libera degli altri spazi.

Ho capito che è molto bello portarsi dietro un diario in viaggo. Non è per scrivere tutte le sere, ma ogni tanto, in una pagina, fermare quello che provi, quello che senti, quello che hai scoperto. Se lo vai a rivedere, tre, cinque o dieci anni dopo, all’improvviso ti tornano dei dettagli che pensavi di aver dimenticato. È proprio come stare là ed è una cosa meravigliosa dare la stura ai ricordi in questo modo.

Sveva Sagramola si forma televisivamente a Mixer, il programma di approfondimento giornalistico di Giovanni Minoli. Per Mixer dal 1990 al 1995 realizza servizi e inchieste (cronaca, politica, attualità) scrivendone i testi, conducendo in video e dirigendo il montaggio e la regia. Nel 1990 fa parte anche della redazione di Extra, il primo rotocalco televisivo europeo prodotto da Minoli in collaborazione con sei paesi. Dal 1994 al 1998 è autrice e conduttrice di programmi sull’universo giovanile come Caro Diario e Gli anni in tasca. Nel 1997 presenta dall’Africa Professione Natura. Dal 1998 a oggi conduce Geo & Geo, programma dedicato alla natura e all’ambiente.

Lascia un commento