Tullio Solenghi regista de’ “L’Apparenza Inganna”.

Abbiamo intervistato Tullio Solenghi in occasione dello spettacolo L’apparenza inganna di cui è regista e interprete e con lui abbiamo parlato anche di radio e comicità.

Nel suo riadattamento c’erano aspetti della vicenda sui quali voleva maggiormente porre l’attenzione? Diciamo che di sicuro le tematiche già facevano parte del testo: la discriminazione sessuale, la crisi e quindi la sua versione drammatica che è il licenziamento.

Quali sono le maggiori differenze che portano all’”italianizzazione” de l’apparenza inganna? Abbiamo cercato di renderlo più teatrale, quindi, con un’unitarietà di scene, perché ovviamente il teatro non permette di fare gli esterni, poi abbiamo rinfoltito la parte comica.

Quali sono le principali difficoltà che ha incontrato dovendo rivestire il doppio ruolo d’interprete e regista? Me la sono cavata abbastanza bene perché ho avuto l’aiuto di mia figlia che è aiuto-regista. Mi dava dei consigli quando io ero in scena come attore, del resto sono comunque abituato ad avere una visione d’insieme quando recito, anche nei lavori precedenti la mia “mano” c’è un po’ stata. Questa volta c’è a tutti gli effetti.

Tra le prerogative del teatro di oggi potrebbe esserci quella un tempo riservata ai cantastorie di portare una versione dei fatti reali facendoli vivere in maniera meno distaccata e lontana? No, direi che il ruolo di cantastorie, di sicuro, è stato preso dai mezzi di comunicazione di massa. Sono quelli che portano avanti la storia di tutti i giorni. Diciamo che il teatro ha questa funzione di essere un piccolo ritrovo in cui c’è la presenza fisica dell’attore in scena e, quindi, la sinergia, lo scambio che c’è con il pubblico avviene alla pari. C’è sicuramente un qualcosa di più vivo, una piccola magia che si ripete tutte le volte.

 

Lei è stato un protagonista della radio, cosa è cambiato dalle prime radio libere ad oggi? Oggi ci sono dei filoni ben precisi. Quando c’è stata la stagione delle radio libere c’è stata tanta confusione, tanta genericità. Oggi ci sono delle radio libere con le quali il pubblico s’identifica molto, molto più riconoscibili con delle fisionomie molto più marcate l’una rispetto all’altra.

Quali sono i caratteri genetici di un comico e quale lo spirito che invece deve avere chi vuole migliorarsi? Di sicuro il fatto di sapersi guardare attorno. La comicità spesso scaturisce dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni. Non c’è bisogno di costruire chissà che, basta saper osservare e da quello trarre degli input, delle indicazioni per poi rendere la realtà ancora più comica. Non accontentarsi mai questa è una cosa che da longevità artistica.

Quale differenza vede tra la comicità e la satira? La comicità spesso non ha un messaggio, non ha un obiettivo. Un tizio che inciampa e cade per terra è comico, però non c’è nessun messaggio. La satira ha, invece, sempre una finalità di restituire in maniera distorta, in senso buono, una realtà che viene fatta apparire, a volte, nella sua negatività, nella sua risibilità.

Quale opera o commedia teatrale le piacerebbe portare in scena? Un testo che mi piace molto è un grande classico ed è Il Tartufo di Molière che poi è il paradigma del fare satira e del fare comicità e di non dover mai cedere a nessun tipo di censura. Il Tartufo è proprio l’esemplificazione di questo fatto, del quale poi già Molière dovette patirne le conseguenze, e che ogni tanto rispunta fuori. Questo testo credo sia una sana lezione di libertà di espressione.

Biografia di Tullio Solenghi.

È nato Genova. Tullio Solenghi dal 1982 al 1994 ha fatto parte del Trio con Massimo Lopez e Anna Marchesini.  È un attore, comico, regista e doppiatore italiano. Della sua filmografia fanno parte: La moglie in vacanza… l’amante in città, 1980 La gorilla, 1982 Due dozzine di rose scarlatte, 1982 Le pillole di Ercole, 1982 Ma non è una cosa seria, 1983 La capannina, 1984 Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica, Che bella giornata, (2011). In televisione ha partecipato a trasmissioni come Luna Park con, tra gli altri, la Smorfia e Beppe Grillo e in I promessi sposi con il Trio. Come doppiatore ha lavorato in Il Re Leone. Ne “L’apparenza inganna” è sia regista che interprete.

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